Il libro di Maria Luisa Frisa, “Una nuova moda italiana†(Marsilio editore, 212 pagine) apre nuovi squarci sulla moda italiana ma soprattutto sull’avvenire dei nuovi fashion designer. Lei, artista, scrittrice e direttrice del corso di laurea in design della moda dello Iuav di Venezia, con sede a Treviso ha una visione tutta sua di questo mondo… Leggete un po’ cosa ci ha raccontato.
“Una nuova moda italianaâ€. E’ davvero possibile o sono solo congetture letterarie?
Una nuova moda italiana deve essere possibile. Nel senso che se non riusciamo a uscire dalle secche degli anni ottanta, rischiamo di venire definitivamente etichettati come il migliore paese per produrre la moda ma incapace di trasformarsi in quel laboratorio creativo in cui si dovrebbe evolvere l’ormai antiquata etichetta Made in Italy.
Il suo non è solo un libro ma un vero e proprio oggetto d’arte. Per quale motivo un libro del genere?
Per me i libri sono un mezzo di comunicazione molto importante. Tutti i miei libri (da Uniforme. Ordine e disordine a Walter Albini. L’immaginazione al potere) nascono come progetti complessi che devono restituire anche nella forma grafica e nel percorso iconografico le idee e i concetti che stanno alla base del libro. Per quanto riguarda Una nuova moda italiana volevo riuscire a trasmettere la complessità e la varietà sia dei diversi autori, sia del fashion contemporaneo. Da qui la scelta delle immagini prese dalla rete e il montaggio che trasmette l’idea di un movimento continuo. Mentre la copertina nasce dalla volontà di non avere nessun tipo di gerarchia nella disposizione dei nomi e dalla copertina del catalogo di Identité Italienne, mostra del 1981 curata da Germano Celant al Centre Pompidou a Parigi: un cielo stellato con le opere degli artisti.
Quanto è statico e chiuso il sistema della moda italiana rispetto all’estero?
L’Italia ha avuto dei grandi protagonisti della moda e penso a Giorgio Armani, Gianni Versace e poi a Dolce&Gabbana e ancora a Prada e potrei fare molti altri nomi. Autori importanti che continuano a occupare tutti i territori lasciando ben poco spazio alle ultime generazioni. Bisogna dire che noi siamo i primi a non crederci, succede allora che sono molto pochi i supporti ai nuovi autori. Mentre all’estero c’è la consapevolezza dell’importanza del lavoro dei creativi non solo nella definizione del valore e delle caratteristiche della propria moda in una dimensione prospettica, ma anche come marketing territoriale e straordinario strumento di comunicazione.
Qual è il consiglio che più le chiedono le giovani leve iscritte al suo corso di laurea?
Chi si iscrive a un corso di laurea in design della moda aspira a diventare parte attiva di un sistema come quello della moda in cui le professionalità sono moltissime. Quando si iscrivono all’università la loro idea è quella di fare o gli stylist o i fashion designer, quindi le loro domande sono tutte orientate a capire come fare. Noi cerchiamo di aiutarli a capire come funzionano le cose e forniamo loro gli strumenti per orientarsi in un sistema complesso e in continua evoluzione.
Quali sono, a suo dire, tra gli emergenti quelli che sono già sulla buona strada?
Direi che tutti quelli che sono nel libro hanno trovato una loro strada che in maniera diversa sta dando loro diverse soddisfazioni.
Cosa vuol dire fare moda ai giorni nostri, ovvero qual è il modo di lavorare dei giovani fashion designer?
I modi di lavorare sono molto diversi perché riflettono i nuovi scenari del fashion: alcuni di questi designer recuperano un fare vicino all’artigianalità di matrice sartoriale, che molte volte ritorna a un passato della cui memoria ci si riappropria attraverso l’esplorazione dell’archivio; si muovono in un universo quasi couture ma cercano costantemente di tradurlo, confrontarlo, rapportarlo all’industria italiana, che non è solo quella della confezione, ma anche quella tessile. Ci sono poi designer che si confrontano più direttamente con l’identità di un marchio e dei suoi prodotti, tendendo a ibridarla attraverso una visione che raccoglie la loro storia e la loro sensibilità . Altri ancora si possono considerare più sperimentali e indipendenti, proprio perché cercano di mettere a punto e configurare nuovi modi per confrontarsi con l’industria, contribuendo in questo modo a ridefinirla, aggiornando le sue procedure e le sue tempistiche.
Essere un’icona di stile vuol dire…
Oggi si abusa molto della definizione icona di stile. Che secondo me spesso si confonde con quella di Fashion Victim. Anna Dello Russo non è un’icona di stile ma una fashion victim. Deve replicare ogni volta la moda del momento così come è uscita in passerella, mentre è sicuramente il self-styling l’elemento che caratterizza un’icona di stile, che appunto usa la moda in un suo personalissimo progetto che in primis rispecchia la sua personalità e appunto il suo stile.
Uno stilista sottovalutato?
Credo che, come per gli artisti, non esistano designer sottovalutati. Esistono dei designer di qualità che non riescono a trovare spazio per il loro lavoro per una serie di ragioni e quindi si esauriscono nella difficoltà di emergere e trovare il giusto riconoscimento. E in ambito italiano questo è probabilmente da ricondurre a una comunicazione della moda troppo mainstream e poco attenta alla ricerca e promozione di nuovi talenti.
Qualcuno sopravvalutato?
Oggi non credo abbia più molto senso parlare di fashion designer sopravvalutati. Piuttosto ha senso preoccuparsi di garantire maggior spazio ai nuovi talenti, permettere loro di mettersi alla prova concretamente, in modo da creare maggiore dialogo e, perché no, anche competizione fra diversi progetti di moda e quindi diverse estetiche. La formazione universitaria e la promozione di giovani talenti sono le risposte più appropriate e culturalmente evolute alla facile e rischiosa sopravvalutazione del singolo fashion designer, che puntualmente viene promosso dai media solo perché ogni tanto serve presentare qualcosa di nuovo per smuovere le acque.
Se io dico Maria Luisa Frisa dico…
…critico e curatore di moda (e NON storica della moda!).
Il motto di Maria Luisa Frisa è…
Mai annoiarsi (sono insofferente a ogni forma di disciplina, e l’unica che sopporto è quella della moda).




[...] Articolo: "Una nuova moda italiana" di Maria Luisa Frisa Articolo aggregato il 25 aprile, 2011 alle 15:58 ed archiviato in Moda. Puoi seguire il dibattito [...]