Nel 2005 fu il primo a pensare alle t-shirt come a un pezzo forte del guardaroba. L’idea fu vincente e oggi anche i più famosi gli chiedono t-shirt con i loro slogan. Lui è Giuseppe Codamo per il brand A Fault , giovane che fin da piccolo al posto di correre dietro a una palla scarabocchiava figurini di donne sui suoi quaderni.
Eccolo tutto per noi.
Il suo cv parla di un percorso legato fin dagli esordi a questo mondo. Insomma, fin dall’inizio voleva fare il creativo?
In verità credo che la cosa sia iniziato ancora prima, fin da bambino, non ho mai sognato di fare il medico, il calciato re o l’avvocato. Già alle elementari ricordo i quaderni di scuola scarabocchiati con figurini di donne magrissime e sempre molto scollate, quasi sempre con abiti lunghi con tanto di strascico, e la disperazione di mia mamma che doveva comprarmi due quaderni a settimana. Col tempo credo che la cosa abbia preso sempre  più forma e piano piano sia diventata il mio unico obiettivo.
Cosa vuol dire creare un proprio brand?
Creare un proprio brand per tanti versi ti libera dalle “costrizioni” di dover seguire regole che solitamente non sei sempre tu a decidere, ti rende libero di esprimere il tuo pensiero in modo totale, ma d’altro canto ti sovrasta di mille responsabilità a cui all’inizio non sei abituato ma che pian piano diventano elementi fondamentali che ti aiutano a crescere e vedere il tuo lavoro a 360°, è come diventare imprenditori di se stessi.
Perché puntare proprio sulle t-shirt e non su altro?
Onestamente, quando uno inizia e non ha troppe possibilità economiche per auto finanziarsi, la t-shirt è il prodotto che forse ti da maggiori possibilità , è un prodotto facile, di uso “quotidiano” direi, un modo più diretto per avere al cliente finale.
In questo momento il mercato delle t-shirt è piuttosto inflazionato. Lei cosa propone di diverso?
Adesso non vorrei peccare di presunzione, ma è un dato di fatto, quando iniziai  nel 2005, non c’erano altri marchi che facevano quello che facevo io, cioè ironizzare e prendere un po’ in giro il fashion system, qualcuno osò definirmi “geniale”, forse ammetto che era un pò troppo, ma ad oggi se mi guardo indietro e poi mi giro, forse è giusto che mi prenda dei meriti.
Iniziai con la tees I LOVE KARL, dove nella O c’erano due fake C di Chanel, il passato ed il presente, fu un successone, arrivarono ordini a non finire, non riuscivo a gestire più niente, la comprarono i più bei negozi d’Italia e d’Europa.
A seguire altri slogan di successo come: TOM, I MISS YOU; I PREFER DOLCE; J’ADORE JOHN; WHO IS DONATELLA?; I’M SO SQUARED; YVES SAINT SOON…
In tutto ciò, non pensai mai a fare un prodotto chip e quindi di largo consumo e poca qualità , ma prima di tutto attinsi all’esperienza avuta negli anni, per marchi dove la qualità era fondamentale, riuscendo ad avere un prodotto di grande qualità , solo jersey italiano (ricordo che feci la prova con 8 diversi jersey, li lavai un po’ di volte, ed alla fine scelsi quello che ne venne fuori indenne, niente cuciture che girano, niente peeling) per un prodotto completamente Made in Italy.
Mi rendo conto che oggi il pubblico finale forse non è più attento a queste cose, forse cercano prodotti di facile consumo da poter rimpiazzare subito dopo una stagione, ma io non voglio cedere a tutto ciò, e quindi continuo per la mia strada, pagandone un po’ le conseguenze, ma essendo fiero di quello che faccio. Ecco uno dei motivi principali per cui la gente dovrebbe preferire A Fault.
Qual è il segno di riconoscimento del suo brand?
Creatività , spirito e decisione, sono sempre state queste le caratteristiche di A FAULT,  che per gioco mette insieme elementi di mondi diversi facendoli convivere in un gioco, dove l’ironia la fa sempre da padrone, che altrimenti non sarebbe possibile.
Al White ha riscosso un notevole successo. Il prossimo passo sarà …
E’ vero il White mi ha dato molta visibilità , in tanti hanno scritto e parlato di A FAULT. Il prossimo passo sicuramente sarà quello di riuscire a sviluppare una rete vendite più vasta, che tocchi paesi in cui ancora il marchio non è presente, e magari più in la, con molta calma, riuscire a poter oltre alla t-shirt creare una piccola collezione total look.
Vorrebbe vedere una sua t-shirt indossata da…
Questa è una domanda che mi fanno di frequente e tutte le volte mi trovo in difficoltà nel rispondere, ho molte richieste (gli stessi Karl Lagerfeld ,Donatella Versace, Marc Jacobs e Dolce & Gabbana richiedono le t-shirt con i loro slogan e personaggi), ovvio se penso in grande, così su due piedi, mi vengono in mente nomi di icone della musica e dello spettacolo come Lady Gaga e Madonna, Mika e Ashton Kutcher…ma mi basterebbe anche solo Kate Moss…ahahahah!
Quanto è difficile per un giovane emergere in questo mondo?
Direi tanto difficile! Purtroppo non è un mondo meritocratico, nessuno ti regala niente, anzi tendono sempre a guardarti un po dall’alto al basso, come se quello che facessi non fosse mai abbastanza all’altezza della situazione.
Anche gli stessi buyer, ad oggi, sono spaventati dalla crisi, quindi tendono a puntare su prodotti “giustificati” da un marchio più affermato come se fosse sinonimo di sicurezza alla vendita finale.
Come sceglie le stampa da imprimere sulla sua t-shirt?
Ogni volta che inizio una nuova collezione, mi chiedo sempre chi vorrei inserire nella “squadra†per la nuova sfida, tutte le volte sono sempre molto combattuto. Credo che A FAULT sia una collezione di nicchia, che non arriva diretta e subito ad un pubblico vastissimo, e la scelta dei soggetti potrebbe renderla ancora più difficile, quindi questa ricade sicuramente su personaggi riconoscibili, ma che indubbiamente hanno scritto (per alcuni) e scrivo tutt’oggi (per altri) pagine importanti della storia della moda.
E’ sempre più limitativo scegliere le donne, ma indubbiamente doveroso inserire Coco Chanel, che credo sia stata l’unica e vera grande donna innovatrice della moda; Donatella Versace che rappresenta comunque l’icona piu glam del panorama; Miuccia Prada che è ad oggi secondo me l’unica designer donna che influisce, stagione dopo stagione, tutto il mondo della moda.Per gli uomini la scelta sarebbe più vasta, ma la scelta ricade sempre sui personaggi che credo possano essere più influenti, da qui Karl Lagerfeld, Yves Saint Laurent, Tom Ford, John Galliano, Dolce & Gabbana.
Mi dica un outfit vincente pensato apposta con le sue t-shirt…
Sono sempre stato convinto che non servano look “pazzeschi” per creare outfit giusti, non è sempre necessario stupire con mise circensi…può bastare un bel jeans ed una scarpa giusta!
Se dico A Fault dico…
Trarre originalità dal potere di guardare “oltre†al semplice modo di vestire e al di la di ogni ruolo, che è spesso stereotipato e classificato dal mondo della moda, scoprendone così nuove espressioni. In A FAULT il basico diventa iper-cool, piccoli pezzi che completano anche il più semplice dei look. Ogni singolo pezzo è stampato a mano. La produzione è interamente Made in Italy, con tessuti italiani, i prodotti sono accuratamente progettati e realizzati, con dettagli artigianali.
Il motto di A Fault è…
La fiducia in un determinato desiderio deriva dal fatto che l’idea sfoci in una forte coscienza di stile, che rispecchi il proprio carattere ed il modo di rapportarsi e confrontarsi non solo con il mondo esterno ma anche con se stessi.  Be different. Be youself.




Abbiamo guardato l’ultima collezione..Fashion Museum…geniale!Simpatica divertente…originale!
Cool!