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		<title>Sei fashion blogger? In regalo un bouledogue francese</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 09:29:00 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai è una regola fissa. Se sei una fashion blogger di quelle con la F maiuscola &#8211; e il portafoglio bello pieno &#8211; con te si deve accompagnare un bel cagnolino. Non uno qualsiasi. Se prima era il Chiwawa, oggi va di moda (come fosse un abito) il bouledogue francese. Come una paio di scarpe anche i cani hanno i loro momenti di gloria: prima li vogliono tutti, poi, non più tendenza, spariscono dalla circolazione. Ci avete fatto caso? Oggi una fashion blogger, di quelle serie, non può muoversi senza un bouledogue appresso, oltre ai quei delicatissimi biscottini francesi. Poi, un giorno di stancherà di fotografarlo e lo cambierà, come una borsa, su e-bay.</p>
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		<title>Il mistero delle smoothie addicted&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 07:52:42 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il marchio è di quelli più famosi. Ma preferisco ometterlo. L&#8217;ultima campagna promozionale, attira blogger, fa leva sulle smoothie addicted. E la cosa mi ha incuriosito, visto che della categoria non sapevo nulla. L&#8217;idea questa volta non coinvolge solo il mondo della moda, ma anche quello dei frullati biologici. Infatti la collezione primavera-estate 2012 di questo brand verrà abbinata a una &#8220;collezione&#8221; speciale di beveroni dieteci dagli stessi colori. E se mi dite che la gente è normale&#8230; . Dunque, la parola d&#8217;ordine delle smoothie addicted non è solo stare a dieta (anche se nessuno lo vuole ammettere) ma mettere al centro l&#8217;abbinamento cromatico abiti-alimenti. Vesti di rosso? Allora un bel centrifugato di pomodoro. L&#8217;intento è quello di prenderci per la gola, ma per quelle come me, avreste dovuto pensare a una &#8220;collezione&#8221; di barrette di cioccolata.</p>
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		<title>Il mondo di Paula Cademartori in una borsa</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 08:05:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sfiziose, colorate, &#8220;smart&#8221;. Così oserei definire le borse della giovane designer Paula Cademartori che dopo un cv di tutto rispetto &#8211; dalla laurea in Industrial Design all&#8217;Universidade Luterana do Brasil al diploma Magna Cum Laude al &#8220;Master in Fashion Accessories&#8221; dell´Istituto Marangoni  seguito dal certificato di &#8220;Young Fashion Manager&#8221; all´Università SDA Bocconi &#8211; è approdata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1801" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-1801" title="paula-cademartori-fashion-designer" src="http://www.i-fashion.it/wp-content/uploads/2012/05/MG_0655_WEB-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /><p class="wp-caption-text">paula cademartori</p></div>
<p>Sfiziose, colorate, &#8220;smart&#8221;. Così oserei definire le borse della giovane designer Paula Cademartori che dopo un cv di tutto rispetto &#8211; dalla laurea in Industrial Design all&#8217;Universidade Luterana do Brasil al diploma Magna Cum Laude al &#8220;Master in Fashion Accessories&#8221; dell´Istituto Marangoni  seguito dal certificato di &#8220;Young Fashion Manager&#8221; all´Università SDA Bocconi &#8211; è approdata nel suo mondo, a suo modo, fatto di borse e pochette.</p>
<p><strong>Nella sue creazioni cosa c&#8217;è delle sue origini brasiliane?</strong><br />
Le mie origini influenzano molto la mia visione creativa: a partire dall’uso dei colori fino all’abbinamento dei materiali più diversi.</p>
<p><strong>Quando ha capito che nel campo della moda poteva farcela?</strong><br />
Ero ancora una bambina quando, in Brasile, mi divertivo a giocare con i gioielli, le scarpe e le borse di mia nonna. Crescendo questo semplice gioco si è trasformato in una vera e propria passione e, quindi, in un sogno da realizzare.<br />
<strong><br />
Qual è stata la sua prima creazione?</strong><br />
Ho iniziato a lavorare nel campo del design di gioielli quando ancora studiavo Industrial Design in Brasile. Ho sempre avuto una forte passione per gli accessori, ho realizzato la mi prima borsa per un progetto speciale appena arrivata a Milano.</p>
<p><strong>Pensare alla realizzazione di una borsa vuol dire?</strong><br />
Essere consapevoli delle proporzioni del corpo e della funzionalità che questo oggetto di uso quotidiano richiede, senza mai dimenticare lo status symbol che una borsa regala alla donna.</p>
<p><strong>Cosa non deve mai mancare in una borsa che porta il suo marchio?</strong><br />
Ho la forte convinzione che il vero lusso stia nel dettaglio, nella sofisticazione, nello studio attento delle texture e delle cromie. L’accessorio deve essere al passo con i tempi e quindi funzionale alle attività che tutte noi svolgiamo quotidianamente.<br />
Cerco di creare dei pezzi molto riconoscibili e gli elementi identificativi sono quindi moltissimi: dal dettaglio del manico in pelle intrecciata, alle linee pulite e i tagli geometrici, alla fibbia, che ho personalmente sviluppato, simbolo di un’eleganza nobile e blasonné.</p>
<p><strong>La sua borsa preferita è&#8230;</strong><br />
Questa è davvero una domanda molto difficile. Al momento sono particolarmente legata al modello Petite Faye, appena presentato per la collezione F/W 2012-13.</p>
<p><strong>E&#8217; la donna che dà un tono alla borsa o viceversa?</strong><br />
Credo che entrambe le affermazioni siano valide. Una bella borsa può certamente dare un tono a chi la indossa, ma deve essere la donna in primis ad avere una forte personalità e consapevolezza.</p>
<p><strong>Il must dell&#8217;estate sarà&#8230;</strong><br />
Una Cademartori! In colori vivaci e con una pioggia di borchie e cristalli!</p>
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		<title>Patacche by Anna Dello Russo</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 16:22:33 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi domando: &#8220;E oggi cosa scrivo?&#8221;. Le idee sono tante e gli spunti presi dalla realtà in cui vivo ancor di più. Poi schiarisco lei idee e si parte. Oggi voglio soffermarmi sulla nuova collezione di accessori di Anna Dello Russo che si è presa paginoni traboccanti di complimenti e fiumi di interviste dove la collaborazione con H&amp;M è definita &#8220;fantastica&#8221;. Ma a guardare bene le sue personali creazioni assomigliano più a delle patacche color oro, più idonee a delle regine decadute che alla semplice vita lavorativa di ognuna di noi. Ma la moda è osare, giusto? La questione è che se quei gioielli li avessi disegnati qualcun altro, in poco tempo quel qualcun altro si sarebbe conquistato l&#8217;appellativo di rozzo, cafone ecc&#8230; . Le collane sembrano catene per cani, gli anelli dei veri e propri scudi, per non parlare delle borsette dorate in stile regina Maria Antonietta. Se mi sbaglio fatemi un fischio.</p>
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		<title>Attenzione alla donna tricheco!</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 10:08:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;avete vista tutti, inconsciamente ognuno di voi la conosce e in qualche momento della sua vita ci ha avuto a che fare. Si tratta di quella donna imponente e supponente, capace di sentirsi una sirena eletta da Dio nel bel mezzo della spiaggia. Esiste, ve lo giuro. Sarà una forma di insicurezza, di rivalsa sul peso forma, fatto sta che lei è convinta (non c&#8217;è dubbio) di essere uno schianto nonostante l&#8217;abbondanza, la carne che le esplode ovunque, il bikini che le taglia i fianchi e la schiena, i piedi grossi nelle ciabbattine e quel trucco più attinente per un night che per una passeggiata sulla battigia. Il problema, però, non è questo. Lei, la donna tricheco (come la chiamo io) vi guarda dall&#8217;alto in basso, vi scruta, vi segue un po&#8217; accigliata, vi snobba con il suo passo fluttuoso e pensa che non ce n&#8217;è per nessuna. Qualcuno, almeno quest&#8217;estate, le vuole dire qualcosa?</p>
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		<title>Vi hanno già annunciato la prova costume?</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 19:11:05 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1792" title="prova+costume-botero" src="http://www.i-fashion.it/wp-content/uploads/2012/05/prova+costume-botero.jpg" alt="" width="274" height="278" />Udite, udite prova costume alle porte. Non ve ne sarete mica accorte dopo pubblicità dimagranti, magazine con la dieta Dukan (quella che funziona), altrentanti servizi fotografici con modelle in fin di vita. Vero? Allora ecco, noi, comuni mortali alla prese con il nostro corpo e il nostro spirito. Difficile dire cosa ci passa per la mente quando proviamo quel costumino comprato con i saldi ma che a fatica passa per le cosce. Lo specchio parla chiara e noi, con la coda tra le gambe decidiamo che è il tempo di cambiare, decidiamo che il momento di rimettersi in forma è arrivato. E così munite di leggings e t-shirt corriamo leggiadre (con il fiatone) lungo la spiaggia o nel parco dietro casa. Ci crediamo: è un sacrificio che &#8220;sadda fare&#8221;. Quel costume che non ci entra più è un chiaro segnale di un inverno sedute sul divano; e un segnale lo è ancora di più quel grissino appena passato che ci guarda come fossimo balene. Così, tragicamente, inizia la nostra stagione estiva.</p>
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		<title>Prendiamoci meno sul serio</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 08:59:36 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Stavo facendo questa riflessione proprio questa mattina, mentre in leggings e t-shirt ho attraversato a passo sostenuto il parco. A dir poco caldo già dalle 9 di mattina&#8230; ma questo è un dettaglio. In tenuta ginnica, poi, sono andata in un bar ed ecco che un gruppetto di signore mi hanno squadrato dall&#8217;alto al basso. Avessero visto un uomo nudo si sarebbero meno stupite. E invece no. Magari in un giorno lavorativo ci si aspetterebbe una mise diversa. E allora? Qual è il punto? Dove volgio arrivare? E&#8217; chiaro che l&#8217;interesse verso l&#8217;indumento è ancora troppo morboso. E&#8217; l&#8217;abito che fa il monaco? Forse sì, Forse no. Ma il punto è un altro. Credo di origine culturale. Siamo ancora piuttosto fossilizzati sull&#8217;etichetta in maniera bigotta e non ci accorgiamo che l&#8217;eleganza è qualcosa che risiede dentro noi (ho scoperto l&#8217;acqua calda).</p>
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		<title>Da fashion blogger a stiliste di moda. Siete d&#8217;accordo?</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 13:20:04 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Visto che siamo nell&#8217;ambito, possiamo dire senza ombra di dubbio che &#8220;va di moda&#8221;. Ormai, il binomio fashion blogger e stilista è diventato una vera e proprio forma di business. Altro che pagare fior fiore di modelle o attrici nel pieno della loro carriera. Molto meglio &#8211; ed economicamente più sicuro &#8211; affidarsi alle fashion blogger d&#8217;ultimo grido. Seguitissime e con la garanzia di vendere in massa qualsiasi cosa sia loro indosso. Ecco perché i brand, anche quelli più &#8220;in&#8221;, fanno affari con loro. Il passo successivo è quello, poi, di affidarle delle collezioni o renderle volti promozionali. In alcuni casi sono loro a diventare delle creative, ovvero delle stiliste con tanto di tacco 12 e Chanel a pensare cosa fa indossare la prossima stagione. Che dire? Voi non lo fareste al loro posto? Io credo di sì. Ma allo stesso tempo mi rammarica il fatto che stilisti &#8211; alcuni di grande talento &#8211; fanno fatica ad affermarsi perché le difficoltà, anche solo per creare una prima collezione, sono tantissime.</p>
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		<title>E se le donne con il tacco siano delle insicure?</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 09:33:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ecco la domandona delle domandone. Quante volte ci hanno detto che per essere belle bisogna soffrire? Del tipo: &#8220;Se belle vuoi apparire un po&#8217; devi soffrire&#8221;. Forse ci hanno fatto il lavaggio del cervello, fatto sta che a questo detto ci siamo affezzionate, soprattutto in fatto di scarpe con il tacco. Più è alto e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco la domandona delle domandone. Quante volte ci hanno detto che per essere belle bisogna soffrire? Del tipo: &#8220;Se belle vuoi apparire un po&#8217; devi soffrire&#8221;. Forse ci hanno fatto il lavaggio del cervello, fatto sta che a questo detto ci siamo affezzionate, soprattutto in fatto di scarpe con il tacco. Più è alto e più ci sentiamo strafighe. In fondo è quello che ci hanno detto pubblicità, stilisti ecc&#8230; . Insomma, noi ci abbiamo creduto. Ma se fosse tutto una bugia? Se questa dei tacchi fosse solo un&#8217;imposizione dall&#8217;alto? Quale donna, in realtà, adora passare una giornata di lavoro su tacchi 15? Nessuna. In realtà questa riflessione è nata andando a un matrimonio. Non ce n&#8217;era una, dico una, con un paio di scarpe raso terra. Ero l&#8217;unico esemplare con ballerine.Non c&#8217;è bisogno di un tacco per sentirsi più belle, desiderabili e via dicendo. O sbaglio? Come dire: su questo particolare (e non lo è affatto) ci si investe gran parte delle proprio appeal, ma forse ci hanno solo illuse. Visto che la nostra bellezza non si misura dai cm che ci separano dalla terra ferma.</p>
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		<title>Giulia Boccafogli e l&#8217;arte di creare</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 14:19:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La terapia di Giulia Boccafogli è la suo lavoro, quello di costume jewelry designer. Nel suo laboratorio la pelle rinasce a seconda vita, con un&#8217;attenzione particolare al materiale da recupero, a tutto ciò che può essere reciclato.

- Cosa vuol dire in questi tempi globalizzati portare avanti un lavoro basato sull&#8217;artigianalità, sui tempi lunghi, sui pezzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1782" title="Carmen" src="http://www.i-fashion.it/wp-content/uploads/2012/05/Carmen-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" />La terapia di Giulia Boccafogli è la suo lavoro, quello di <strong>costume jewelry designer. Nel suo laboratorio la pelle rinasce a seconda vita, con un&#8217;attenzione particolare al materiale da recupero, a tutto ciò che può essere reciclato.<br />
</strong><br />
<strong>- Cosa vuol dire in questi tempi globalizzati portare avanti un lavoro basato sull&#8217;artigianalità, sui tempi lunghi, sui pezzi unici?</strong><br />
Questa è davvero una bella domanda. La prima risposta che spontaneamente mi sento di dare è legata alla mia natura. In questo senso significa rispettare me stessa. Per me questo non è solo un lavoro, non è solo cio&#8217; che mi dà da vivere.<br />
E&#8217; la mia passione, il mio tesoro e rispettarlo come la cosa piu&#8217; sacra è vitale. Sedermi al tavolo da lavoro, dopo aver realizzato uno schizzo è per me una sorta di terapia. Da un punto di vista strettamente razionale, la cosa non cambia. E&#8217; molto faticoso emergere all&#8217;interno di un sistema abituato a ritmi e dinamiche differenti. Ma la sfida non è plasmarsi su questo sistema, stravolgendo la propria filosofia di lavoro. L&#8217;obiettivo deve essere quello di far capire agli addetti e al pubblico, che questo approccio rappresenta un&#8217;alternativa concreta e proprio per questo merita di ricevere lo stesso spazio. Se non è slow questo approccio?<br />
<strong><br />
- Lei si definisce una costume jewelry designer&#8230; è quel costume che fa la differenza. Ci spieghi meglio.</strong><br />
Credo molto nel valore delle parole. Traducendo letteralmente la definizione, dovrei dire &#8220;progettista di bigiotteria&#8221;. Ora, poichè il termine bigiotteria in italiano, purtroppo, denota un settore di scarso valore artistico, in maniera un po&#8217; snob<br />
forse, preferisco usare l&#8217;inglese. In questo senso poi il termine &#8220;designer&#8221; ha assunto tutta una serie di nuove sfumature negli ultimi anni.  Io progetto e auto produco ornamenti per il corpo. Gioielli contemporanei. Monili. Usate pure voi la parola che ritenete piu&#8217; adatta. Di fatto il loro valore non è tanto nella materia usata che, seppure di pregio, non è preziosa, quanto nella ricerca formale e stilistica che risiede in essi, oltre che nella lavorazione artigianale.</p>
<p><strong> &#8211; Qual è stata la sua prima creazione?</strong><br />
Avevo sei anni e mi divertivo molto con il macramè. Ho ancora diversi braccialettini dell&#8217;amicizia che mi divertivo a creare per le mie amichette. Questa è sicuramente la prima esperienza che ricordo. A livello professionale non saprei dirlo.<br />
<strong><br />
- Che tipo di filosofia sta dietro ai suoi gioielli?</strong><br />
Da un punto di vista strettamente creativo i miei gioielli rispecchiano in toto me stessa. Non creo in funzione del mercato ma in funzione di cio&#8217; che in quel momento mi ispira e appassiona. Molto importante è il tema del recupero. Tengo molto a<br />
sottolineare che i pellami che uso provengono o da scarti di lavorazioni precedenti o da fondi di magazzino inutilizzati. Non mi piace l&#8217;idea che un materiale così prezioso vada sprecato o, addirittura, perso. Mi piace quindi l&#8217;idea di dare a questa importante materia prima una seconda possibilità.</p>
<p><strong>- I materiali ai quali mai rinuncerebbe&#8230;</strong><br />
Come già accennato la mia materia è la pelle, quella dimenticata, inutilizzata. Non potrei mai rinunciarvi.</p>
<p><strong> &#8211; Cosa indosserà la sua donna per la prossima estate?</strong><br />
La mia donna non è legata alle stagioni. Indossa con disinvoltura ogni tipo di accessorio o abito indipendentemente da cio&#8217; che accade attorno a lei. Per questo motivo la mia donna puo&#8217; passare con libertà da un jeans, con una fluente blusa in seta bianca e un morbido jabot in nappa nero corvino, ad un abito stampato dai colori accesi abbinato ad un paio di orecchini in ottone e pelle.</p>
<p><strong>- E&#8217; l&#8217;accessorio che fa la differenza o cosa?</strong><br />
Mi piace pensare che sia il dettaglio a fare a differenza. Anche il look piu&#8217; basico per me dovrebbe avere quel tocco unico che lo rende riconoscibile. Questo puo&#8217; essere un abito dal taglio semplice ma con una stampa eccentrica, oppure una borsa molto particolare o un paio di scarpe da un colore acceso. In linea generale pero&#8217; non amo l&#8217;eccesso. Quindi credo che si debba saper scegliere. Non amo le donne iper accessoriate. Se si sceglie un gioiello importante il resto deve avere un profilo basico a mio avviso. Io almeno sono fatta così.<br />
<strong><br />
- Il motto di Giulia Boccafogli è&#8230;</strong><br />
Non ne ho di motti. Davvero. Ogni tanto me lo chiedono ma non so mai cosa rispondere. Pero&#8217; posso dire cio&#8217; che per me è davvero importante. Essere libera: libera di seguire la mia passione, libera di sbagliare e ricominciare. Per essere liberi è fondamentale avere gli strumenti, per questo è importante assorbire sempre tutto e non smettere mai di voler imparare.</p>
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