Fabiana Giacomotti non è solo una colta giornalista di economia ma anche una conoscitrice feroce della storia della moda: “Ormai in pochi la studiano ma è davvero favolosa!â€. Per questo lei stessa ci ha tolto dall’impaccio e ci ha regalato un interessante resoconto nel suo ultimo libro “La moda è un romanzoâ€. 
Poi non contenta ho sbirciato nel suo armadio e nei suoi gusti d’abbigliamento.
Di solito la moda si guarda, non si legge. Cosa vuole dire scrivere un libro di moda come il suo?
1 – Roland Barthes avrebbe risposto che il messaggio della moda passa sia attraverso l’immagine sia per mezzo del testo che l’accompagna. Il suo Sistema della Moda è un tentativo mal riuscito di inquadrare la moda in una grammatica e una sintassi con l’obiettivo di decrittare  il segno a uso delle masse, e per di più sconta pesantemente l’ideologia sessantottina, ma se si confrontano i testi e le didascalie che accompagnano le foto di oggi a quelle di cinquant’anni fa, l’impoverimento progressivo del segno nel suo insieme è evidente: la lettrice di un femminile, oggi, ha raramente la possibilità di capire se l’abito che vede riprodotto, oltre ad essere bene o male fotografato, è realizzato in un certo tessuto, con un particolare taglio, e da queste indicazioni immaginare – e questo sarebbe lo scopo di un giornale femminile - come e quanto sarebbe adatto alla sua figura e alla sua personalità .
La moda è peraltro fenomeno di immagine da meno di un secolo: nei tre secoli precedenti, e cioè da quando sono nati i primi giornali che offrivano resoconti di stili e fogge del vestire, la moda era perlopiù descrizione. E territorio di cultura per neologismi: l’impossibilità di riprodurre, di nazione in nazione, figurini che conservassero e riproducessero la stessa sfumatura di colore, ha dato vita ad aggettivi e locuzioni in uso ancor oggi come il color “fumo di Londra”, oppure il color “topo” o il tenerissimo “cuisse de nymphe”, coscia di ninfa, inventato dalla modista di Maria Antonietta, Rose Bertin, insieme con infiniti altri. Dunque, per riprendere la sua domanda, è la moda è segno scritto quanto visivo.
Da quali figure femminili è stata ispirata maggiormente?
2 – Mi ha sempre divertito una donna straordinariamente malvestita ma molto spiritosa e acuta, Mae West, e un campione dell’editoria illuminata e coraggiosa come Katherine Graham, a cui Truman Capote dedicò il famoso ballo Black and White: non era bella come Babe Paley o naturalmente elegante come Jackie, ma lo stile dell’intelligenza e della cultura ammantano anche un golfino girocollo di un’aura magica. Provo invece orrore per la parabola umana di Gabrielle Chanel: l’arrivismo e l’avidità che si spingono a delazione e collaborazionismo sono rivoltanti. E’ un personaggio su cui, al di là delle straordinarie, furbissime trovate di stile, un po’ di revisionismo storico sarebbe utile. Il genio assoluto della moda del Novecento è stata, comunque, Madeleine Vionnet.
Se potesse indossare abiti del passato (che hanno fatto la storia) quali sceglierebbe?
3 – Indosserei volentieri quasi tutti gli abiti di Madeleine Vionnet, e credo che la moda mondiale debba moltissimo a Halston. Adesso, trovo eccezionalmente brave Mary Katranzhou e Sarah Burton, che hanno sostituito Lee (Alexander) McQueen. Mi piacciono gli abiti costruiti, che denotano vere abilità sartoriali e pensiero, com’è sempre per Vivienne Westwood e, in genere, per tutti i designer inglesi.
Qual è la grande differenza tra insegnare moda e fare moda?
4 – “Chi non sa fare, insegna”, dice un proverbio. In realtà , nel caso della moda, in molte scuole o accademie insegnano sarti e designer che al contrario “sanno fare” davvero. Ma che non sempre conoscono approfonditamente la storia del costume e della moda, e dunque devono essere affiancati da specialisti del settore perché chi si avvicina a questa forma di alto artigianato (per favore, non chiamiamola arte: Gianni Versace, il più colto di tutti, odiava essere definito un artista) deve poter essere in grado di inquadrare ogni fenomeno, ogni stile, ogni ispirazione: la storia del costume, come della moda, sono fra le discipline e l’ambito di studi più complessi, in quanto richiedono conoscenze approfondite di storia, sociologia, antropologia… geografia, anche. In questi ultimi anni, leggo per esempio un’infinità di articoli in cui la figura del dandy viene confusa con quella, di cinquant’anni precedente, del macaroni. Si mescola la ricerca dell’eleganza (borghese) perseguita da George Brummel, con l’eccentricità Ancien Régime di un gruppetto di inglesi che vestiva in tacchi, trucco, colori sgargianti e dettagli stravaganti, i “dullissimi macaroni”, come li schernisce una famosa commedia di Oliver Goldismith. E ci sono pochi romanzi citati più a sproposito di Controcorrente e del suo eroe, Jean Floresses des Esseintes, che ben poco si occupa dei propri abiti e molto delle proprie letture e degli arredi di casa. Per molti versi, la storia della moda è assimilabile alla storia del linguaggio: andare alla ricerca delle chiavi per decrittare messaggi e scomporre stratificazioni successive è molto divertente.
Pronta per affrontare la prossima settimana dalla moda?
5 - La moda tiene chi se ne occupa in movimento per oltre duecento giorni all’anno, fra New York, Londra, Milano, Parigi e Sao Paulo. Le giornaliste italiane restano poi legate a Roma e al progetto di rilancio dell’eccellenza artigiana che sta promuovendo Silvia Venturini Fendi. Fra moda donna, uomo, haute couture e fiere (Firenze, innanzitutto, ma anche Berlino), ed escludendo tessuti, filati e moda bambino, si è quasi costantemente in viaggio. Io, poi, ho un debole per lo sviluppo e la ricerca nei tessuti, per cui frequento molto sia Milano Unica sia Paris Première.
Cosa vuol dire secondo lei avere classe?
6 – Credere di averla è un pessimo inizio. La classe si avvicina molto alla semplicità , comunque.
C’è un modo per capire chi è veramente chic da chi fa finta?
7 – La finzione non è mai chic.
Cosa rimane oggi del giornalismo di moda di un certo livello, soprattutto, dato l’avvento di blogger, magazine online?
8 – Non esiste “il giornalismo di un certo livello”; esistono solo il buono e il cattivo giornalismo, e io sono una grande fan dei blogger. Purché sappiano di che cosa scrivono; in caso contrario, come credo scrivesse lei in un post di fine dicembre, è molto facile diventare succubi della prima pr appena un po’ scafata.
Tra i giovani stilisti c’è qualcuno pronto a fare il botto da un momento all’altro?
9 – Il “botto” è difficile, e quando c’è solo quello – grazie magari a un giornale interessato o a un buon ufficio stampa – si solito si esaurisce nell’arco di due stagioni. Esiste, invece, e di solito premia quando c’è talento, il lavoro costante. Certo, per un giovane, trovare fornitori e produttori che si attivino per pochi capi è molto arduo. Anche per questo, nell’ambito per esempio di Camera Moda, sono nati progetti come L’incubatore, che sostengono finanziariamente piccole attività lungo un paio di stagioni, mettendole in contatto con importanti realtà della produzione e della distribuzione. I LeitMotiv, che stanno “crescendo” bene, sono nati così, ma anche Gabriele Colangelo. Tutti loro, comunque, hanno lavorato anche per grandi aziende: sono esperienze indispensabili, credo.
Quando va in vacanza, anche per pochi giorni, è la classica donna che riempie più di due valigie?
10 – Odio portare pesi anche perché ad ogni viaggio acquisto senza rendermene conto, a poco a poco, una montagna di libri, e torno a casa sempre carica, per cui tendo a limitare la valigia a un trolley di piccole dimensioni: con due camicie, due t-shirt di cui una da sera, una giacca, due abiti in jersey, un paio di jeans, una borsina da sera non rigida, un paio di sandali e una ballerina (il terzo paio di scarpe si può indossare per il viaggio, insieme con un paio di pantaloni dal taglio classico, maglione e giacca-cappotto), e uno scialle multiuso, si può stare lontano da casa quattro-cinque giorni continuando ad avere l’aria fresca.
Cosa non manca mai nel suo armadio?
11 – Un abito dritto, con scollo a barchetta, nero, lungo al ginocchio. Il little black dress o petite robe noire… . E’ sempre perfetto, quasi ad ogni ora del giorno.
Qual è il capo evergreen che lei predilige?
12 – L’abito intero, in ogni versione: è comodissimo.
Quale rimane l’arma infallibile di seduzione di una donna?
13 – Trucco inesistente, o almeno invisibile.




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