Eco fashion si può!

Se pensate che basti un capo in cotone per sposare la causa eco-fashion, siete fuori strada. Si può fare molto di più come indossare della canapa o della seta Ahimsa per cui si attende la metamorfosi del baco senza ucciderlo o la lana Hymalaya che non subisce nessun trattamento chimico. Dal 2005, quando la moda ecologica debuttò per la prima volta alla settimana della moda di New York, la rivoluzione verde è arrivata anche in Italia, mettendo la pulce nell’orecchio soprattutto ai giovani stilisti come Giulia Mazzer di Rien de mettre che per le sue creazioni utilizza esclusivamente seta Ahimsa o cotone al latte. C’è chi poi la rivoluzione verde l’ha trasformata in bianco, come il brand Made with Milk che come unico ingrediente per i suoi abiti utilizza il latte: dopo un lungo processo di scrematura e fluidificazione si ottiene il filato, declinato dalle due designer del marchio in diverse varianti. Oppure come la giovane stilista di Caira Design che fin dall’inizio ha realizzato eco-collezioni con materiali riciclati. Perché verde vuol dire sostenibile, biologico, con produzioni a chilometro zero: stesse parole d’ordine per il progetto “Green à Porter” emiliano-romagnolo che vanta coworking, produzioni locali. Anche la plastica, utilizzata per ciabattine, ritrova una sua seconda vita nella parola biodegradabile, qualcosa di simile alla buste del market realizzate con l’amido di mais. Dall’altra parte dell’Oceano, dove la rivoluzione è cominciata, tanti sono i nomi noti che portano alta la bandiera eco-friendly come la stilista Stella Mc Carthy, Suzy Amis, il marchio Edun del cantante Bono, le attrici Emma Watson e Natalie Portman, Sting… . Da noi, come al solito, bisognerà attendere ancora per vedere qualche vip sfilare in t-shirt e infradito biodegradabili.

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